C’è un’eco che si spegne domani, giovedì 30 aprile. Tiscali Notizie chiude i battenti. Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e il Consiglio regionale dell’Ordine della Sardegna lo dicono con parole misurate ma nette: «Si spegne una voce, e ora siamo tutti un po’ più poveri».
Per chi ha vissuto i primi vagiti della rete in Italia, è un colpo che non si misura solo in posti di lavoro persi. È qualcosa di più sottile. Tiscali Notizie era lì quando c’era il modem e quel suo suono inconfondibile, quando aprire una pagina richiedeva la pazienza di un monaco amanuense. Era uno dei portali della prima ora, quando il web italiano si scriveva ancora con la matita appuntita dello stupore. Cliccavi, e c’era Tiscali Notizie. Affidabile, sardo, italiano. Una bandiera piantata sul ciglio della modernità.
L’Ordine rinnova la solidarietà ai colleghi che perdono il posto e ringrazia la Fnsi e l’Associazione della stampa sarda per il lavoro fatto sulla vicenda. Ma c’è un secondo fronte, altrettanto urgente, e riguarda tutti noi che con quel sito siamo in parte cresciuti. La memoria.
«Dev’essere assolutamente scongiurato il rischio che l’archivio della testata venga cancellato o comunque non sia più disponibile», scrivono dall’Ordine. Un quarto di secolo di articoli, inchieste, interviste, approfondimenti. Venticinque anni di Italia raccontata in tempo reale, in un periodo in cui il mondo è cambiato a una velocità che neanche i futurologi più scatenati avevano immaginato. Cancellare quell’archivio significherebbe strappare pagine al diario collettivo del Paese digitale.
Lo dico anche da cronista. Quegli anni li ho attraversati da studente universitario e alle prime armi con la cronaca locale, con la curiosità di chi guardava nascere un linguaggio. C’era una serietà di mestiere, dietro quel logo, che oggi viene archiviata, forse in fretta.
L’Ordine dei giornalisti annuncia che sosterrà in ogni modo possibile l’impegno dei colleghi perché il loro lavoro non venga cancellato e dimenticato. Bene. Ma serve qualcosa in più di una promessa. Serve che l’azienda e le istituzioni si muovano subito. Un archivio editoriale è patrimonio pubblico. Perderlo significa rendere muti pezzi interi della nostra storia recente. Il giornalismo online italiano deve molto a quelle prime testate che hanno osato. Tiscali Notizie è stata una di loro. Salutarla così, in silenzio, sarebbe la sconfitta peggiore. Non per loro. Per noi.
