Il 30 aprile 1986 l’Italia entra in rete. Il primo segnale parte dal Cnuce di Pisa, il Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico, diretto verso un computer in Pennsylvania. Pochi millisecondi di attesa, poi la risposta. Connessione stabilita. Una targa in via Santa Maria, a due passi da Piazza dei Miracoli, ricorda l’evento.

«Il primo ping fu inviato a un computer in Pennsylvania. Dopo pochi millisecondi arrivò la risposta: la connessione era stabilita, l’Italia era in rete», racconta Luciano Lenzini, tra i protagonisti di quella stagione. Con un’avvertenza: «La vera svolta arrivò all’inizio degli anni Novanta con la nascita del web».

La radice del primato pisano sta più indietro. 1954: Enrico Fermi scrive al rettore dell’Università di Pisa Luigi Avanzi e indica la rotta. Un finanziamento di 150 milioni di lire fa il resto. Nasce così la Cep, Calcolatrice Elettronica Pisana, inaugurata nel 1961 dal presidente Giovanni Gronchi. Uno dei primi grandi calcolatori europei, oggi al Museo degli Strumenti per il Calcolo. Da quella comunità scientifica spunta nel 1965 il Cnuce, alla presenza del presidente Saragat. Ventuno anni dopo, da quelle stanze, parte il segnale che cambia tutto.

Il presidente del Cnr Andrea Lenzi rivendica il ruolo dell’ente: «A quarant’anni dall’arrivo di Internet in Italia, è motivo di orgoglio riconoscere il ruolo pionieristico del Consiglio nazionale delle ricerche nella costruzione delle basi scientifiche e tecnologiche della trasformazione digitale del Paese».

Il computer che inviò quel primo ping è conservato a Pisa. Un Macintosh del 1984, esposto nello stesso museo. Le celebrazioni proseguono il 30 aprile all’auditorium del Cnr: ricerca, industria, istituzioni a confronto sul futuro della rete. Atteso anche il sottosegretario all’editoria Alberto Barachini.

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