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#Diprecariatosimuore… ce n’eravamo accorti: i precari sono già morti

Perdonate l’accostamento. Ma non trovo di meglio a livello di citazione e metafora letteraria – lo so, sono messo male – per definire una situazione che assume sempre di più i contorni del surreale. Ricordate il geometra Luciano Calboni? E’ il collega d’ufficio di Fantozzi. Un tizio astuto e fortunato. Strappa costantemente al personaggio interpretato da Paolo Villaggio il sogno proibito, la signorina Silvani. Calboni ha quasi sempre la meglio. E discussioni animate si concludono con un appellativo rivolto da Calboni a Fantozzi: “Puccettone“. Ricordiamo poi che Calboni è lo stesso tizio che soffre di ventilatio intestinalis putrens, che gli provoca tremende flatulenze. Ovviamente ad essere incolpato dei cattivi odori è sempre il povero Fantozzi Ragionier Ugo – matricola 1001/bis.

Una foto scattata dal collega Giancarlo Macaluso e pubblicata stamattina su Twitter risveglia in me un pensiero che da tempo ormai tento di rimuovere. Ma non ci riesco.

Oggi la Federazione nazionale della Stampa italiana ha organizzato un sit-in in piazza della Rotonda (Pantheon), a Roma. Il Consiglio nazionale della Fnsi, convocato per la mattinata, ha iniziato i propri lavori in piazza per denunciare il tentativo di colpire l‘Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani per colpire l’autonomia della professione. L’iniziativa è aperta a tutti, giornalisti e associazioni che hanno a cuore la libertà di informazione e il diritto dei cittadini ad essere informati.

Oggi viene tirata in ballo la parola precariato. E provo rabbia. C’è un errore in quel foglio fotografato da Giancarlo. #DiPrecariatosonomorti – e in migliaia – dovevano scrivere. Sì, perché il precario è già morto sotto i colpi del contratto a tempo determinato con limitazione di mesi, sotto i colpi degli effetti nefasti del decreto dignità. Sotto i colpi della indifferenza e insofferenza di un sistema editoriale che si fa forte sui deboli. I precari sono già morti. E da tempo. Le aziende, per i paletti posti dallo Stato, hanno risolto il problema attuando un ricambio generazionale.

Ed è così che la foto con la scritta #diprecariatosimuore mi fa sorridere amaramente. E mi porta a vedere questa nostra folle categoria come se fosse l’Ufficio Sinistri descritto nei libri di Paolo Villaggio. Attenzione, non siamo di fronte a una contrapposizione tra buoni e cattivi. Anche perché dalle divisioni all’interno di una categoria professionale ad avere la meglio è sempre il Megadirettore Galattico Duca Conte Balabam. Di certo ci sono i Calboni, così come i Fantozzi.

Eppure il sindacato della Megaditta ItalPetrolCemeTermoTessilFarmoMetalChimica nel tempo avrebbe dovuto difendere con più forza e presenza i giovani colleghi, ponendo un freno a quelle forme di lavoro che sono a tutti gli effetti assimilabili a un contratto. Con la stessa forza, costanza e impegno con cui oggi – giustamente – si lotta per la difesa dell’autonomia della professione. E forse, anche per questo, la parola precario è un abuso. Oggi la forza maggiore è in quella parte che contratto non ha ma che ha in mano la libertà di informazione. Oggi precari, collaboratori producono una percentuale notevole di notizie, informazioni… ma a quale costo? Ecco, perché i precari sono anche coloro che hanno causato l’abbassamento del costo del lavoro. Colpa loro se si sono offerti per poco sul mercato. Ops… è scappata una flatulenza a Calboni… macché è colpa di Fantozzi.

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Giovanni Villino

Giornalista professionista. Direttore responsabile di Redat24,com. Appassionato di new media e sostenitore del citizen journalism. Lavoro per Tgs, emittente televisiva regionale del gruppo editoriale Ses Gazzetta del Sud - Giornale di Sicilia.

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