aperturaGiornalismoProfessione

Carta stampata e web, la partita persa in partenza /01

Ho assistito a distanza all’interessante corso di formazione “Le notizie nell’era digitale: quale futuro per la carta stampata?“. Un tavolo di lavoro con i vertici delle testate siciliane. Obiettivo: capire come si muove il mercato dell’informazione territoriale. Si è parlato anche di web. L‘Auditorium Rai Sicilia è stata la sede scelta per questo confronto. Forti i temi annunciati:

  • Il cambiamento della modalità di fruizione del giornale nelle sue diverse forme.
  • I giornali cartacei e i giornali web: differenze e analogie.
  • Le diverse modalità di lettura delle notizie.
  • Il giornale on line: sostitutivo o complementare al giornale stampato?
  • Le possibili prospettive.
  • La situazione della sofferenza dell’editoria e dell’ascesa di internet come mezzo di informazione.

Sul palco Giulio Francese, presidente Odg Sicilia e con lui Enrico Del Mercato, direttore Repubblica Palermo, Emanuele Lauria, Repubblica e consigliere nazionale Fnsi, Alessandro Notarstefano, direttore Gazzetta del Sud, Antonello Piraneo, direttore La Sicilia, Marco Romano, vicedirettore responsabile Giornale di Sicilia.

A moderare Salvatore Cusimano, direttore Rai Sicilia. Qui di seguito il video integrale dell’incontro.

Carta stampata e web

Un incontro interessante. Pieno di spunti. Ma che qualche interrogativo lo lascia. Andiamo, intanto, con la considerazione sul titolo del nostro articolo: carta stampata e web, una partita persa in partenza. Il motivo è presto detto. Si continua, imperterriti, a fare scendere in campo due realtà diverse. Per storia e modalità di accesso/fruizione. Per costruzione e competenze richieste. Così come per redditività. Sono due strumenti diversi. Continuare ad addossare responsabilità (ad esempio, Internet ha ucciso i giornali) significa non comprendere due aspetti:

  • L’evoluzione tecnologica, i nuovi device e tutto ciò che questo comporta anche a livello sociologico e psicologico
  • I modelli sostenibili di business in ambito editoriale

Paragonare i due media con lo scopo di demonizzare una parte significa anche continuare a scrollarsi di dosso la coltre di responsabilità. Il mondo sta cambiando, ce ne siamo accorti? Sì, ma probabilmente pensare a un modello sostenibile di business richiede uno sforzo collettivo (editori, giornalisti, esperti media), e tutto ciò spaventa. La carta stampata tra vendite, pubblicità, agevolazioni e contributi ha garantito un intero sistema editoriale. Ed è giusto che così sia stato. Non dimentichiamo che l’informazione non è un bene di secondo livello.

Il diritto all’informazione

Il diritto all’informazione, seppur non espressamente menzionato dalla Carta costituzionale è un diritto sociale. Come riporta Articolo21 in un articolo: nell’ordinamento italiano, solo dal 1994 si ha una definizione data dalla giurisprudenza della Corte costituzionale della Repubblica Italiana, su cui, peraltro, tuttora si discute. La Corte, con la sentenza 7 dicembre 1994 n° 420, dichiarò, infatti, che è necessario “garantire il massimo di pluralismo esterno al fine di soddisfare, attraverso una pluralità di voci concorrenti, il diritto del cittadino all’informazione”, che, quindi, si pone come uno dei diritti fondamentali della società moderna.

Detto questo si deve, quindi, lavorare affinché al cittadino possa essere garantito il diritto all’informazione. Se le edicole chiudono, se il sistema carta stampata traballa… Se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna.

L’evoluzione tecnologica

Gli smartphone hanno costi sempre più accessibili anche sul fronte della connettività. Per navigare sul web e attraverso i social, oggi bastano poco meno di sei euro al mese. Un costo che consente di avere un traffico dati garantito che può arrivare sino a 70 giga. Tutto questo ha cambiato approccio, modalità di accesso e fruizione del mondo digitale. Un fatto senza precedenti che tocca non solo le nuove generazioni. Ma, per certi versi, stravolge anche le generazioni più avanti negli anni. Modificati anche comportamenti e abitudini sul fronte del consumo. Che dire del colosso Amazon, di AliBaba… E sono proprio sulle piazze digitali i lettori.

I modelli di business

Facile a dirsi, difficile a farsi. La storia pone davanti al mercato editoriale una sfida importante, nuova: ripensare i modelli di business sostenibili in campo editoriale. Significa smontare e annullare i paradigmi che oggi hanno permesso ai quotidiani di sostenere i costi dell’informazione. Occorre ricominciare da zero. Con la consapevolezza che lo sforzo è collettivo: editori, giornalisti, tecnici ed esperti di settore così come lo sforzo è richiesto agli organismi di categoria e alle rappresentanze sindacali. In ballo c’è il diritto all’informazione. E, quindi, la sopravvivenza di un settore. Non si può continuare ad avanzare barcollando. Gli editori sono diventati esperti barbieri. Usano la forbice con una frequenza sconfortante. Portare i bilanci in pareggio è una piorità, è chiaro. Ma non può essere l’unica priorità. Dal canto loro i giornalisti restano arroccati su posizioni che sfiorano il surreale. E si è creata anche una strana lotta tra chi è esperto di web e gli stessi giornalisti. In un’era di tuttologi, gli uni e gli altri si contrappongono con esiti alquanto imbarazzanti, per entrambi.

Conclusione su carta stampata e web

Ciò che oggi manca è l’intervento degli intellettuali. Spariti dai giornali, dai dibattiti, dalle televisioni, dalle radio… Dove sono finiti? Sì, perché in fondo ciò che manca è anche una “rivoluzione/evoluzione” di pensiero. Ci vuole una presa di coscienza che serva a governare i processi di rinascita. Processi che sono prima di tutto culturali. Non si può pensare di fare una rivoluzione a bordo di una due cavalli. Non si può cambiare un sistema se prima non si ha conoscenza e consapevolezza. Oggi tutto fluisce velocemente “a bordo” di quel newsfeed, di quella timeline che trascina dentro tutti gli attori di questa vicenda: dagli editori ai giornalisti.

Gli editori dovrebbero rimettere mani al portafoglio, con coraggio. Per viaggiare e investire. Scoprire i nuovi confini della comunicazione e dell’informazione. Acquisire la consapevolezza che non è possibile pensare ad un prodotto senza il produttore. Che non è possibile avere un giornale senza giornalisti. Che il ricorso ai service andrà ad esaurirsi in assenza di interventi normativi. E i giornalisti… ne parleremo nella prossima puntata.

Giovanni Villino

Giornalista professionista. Direttore responsabile di Redat24,com. Appassionato di social media e sostenitore del citizen journalism. Lavoro per Tgs, emittente televisiva regionale del gruppo editoriale Ses Gazzetta del Sud - Giornale di Sicilia.

Shares