Accorpare le redazioni, raddoppiare i problemi

Un titolo forte, forse ingeneroso. Almeno nei confronti di quegli editori che nel mare della crisi tentano di salvarsi con scialuppe che somigliano sempre di più a zattere. Tra i trend molto in voga negli ultimi dieci anni (o forse qualcosina in più) c’è l’accorpare le redazioni. Un termine che già visivamente crea angoscia, soffocamento. E, perché no, anche un pizzico di fastidio

Oggi è difficile cogliere le sfumature dei mille modi di evocare le strade del risparmio: c’è chi si appella, ad esempio, alle sinergie come via maestra alla sopravvivenza. Ma nel mare agitato dell’editoria tradizionale si può davvero sopravvivere a colpi di tagli e ridimensionamenti, sinergie?

Ironia della sorte vuole che stasera nell’ottima newsletter di PrimaComunicazione compaiano quasi di fila due titoli.

Nella vicina Germania si studiano per giornali come Bild e Die Welt nuove modalità di sinergie tra le varie redazioni, che presto anche fisicamente saranno riunite in un unico edificio a Berlino. Verrà creata anche una divisione dedicata allo sport per alimentare i canali di Die Welt, Bild e Sport Bild.

In Italia lo sciopero di due giorni alla Stampa potrebbe, invece, avere ripercussioni sulle testate quotidiane Gedi News Network (ex Finegil). Ricordiamo che quotidianamente la redazione della Stampa cucina 12 pagine comuni. Tra queste ci sono le pagine del notiziario nazionale, internazionale, spettacoli e sport. A questo si aggiungono anche alcuni alcuni scambi sinergici con Il Secolo XIX.

Accorpare le redazioni non basta. Oggi si fanno i conti. E facendo i conti si sa che spesso questi non tornano. Specialmente per le aziende editoriali. Ci si scontra con un fronte caldo, quello dei contratti collettivi di lavoro (poligrafici e giornalisti) che vengono considerati fuori mercato. Ma dall’altra parte anche i giornalisti cogliendo la “carta malapigghiata” (la cosa non messa proprio bene), evocano esodi incentivati e fasi di transizioni. Fasi che come paravento possano così custodire i loro diritti acquisiti dagli aggressivi venti della crisi. E pare, quindi, echeggiare nell’aria l’adagio: dopo di noi il diluvio.

In questo sistema complesso c’è, comunque, un problema di fondo. Molto grande: l’informazione. Quella stessa che garantisce gli equilibri in una democrazia.

Molti lanciano ormai la solita invettiva contro giornali e giornalisti, incapaci di farsi interpreti dei malesseri così come di risposte ai mille vuoti che la comunicazione di massa sui social ha lasciato nel tempo. Ma, ancora peggio, l’accusa più pesante è quella di confezionare quotidiani la cui fattura è quasi identica. E nella forma, e nei contenuti.

Il mix letale che sta decimando decine di testate giornalistiche, infatti, non proviene solo dall’esterno. Il veleno i quotidiani lo stanno autogenerando. Un veleno che si insinua oggi sotto forma di risparmio ma che, giorno dopo giorno, sta erodendo il prodotto giornale in credibilità, affidabilità e autorevolezza. Il copia e incolla selvaggio, il peso sempre più irrisorio di contenuti originali rispetto ad articoli ctrl+c ctlr+v di agenzie di stampa, il taglio di posti di lavoro, la continua rincorsa al deprezzamento delle prestazioni giornalistiche. Tutto questo sta accelerando un percorso ben avviato. Ci si dimentica con sempre maggiore frequenza che l’informazione deve rimanere un prodotto di qualità. E, quindi, non è tagliando chi la produce che si genera risparmio. Non è calando il costo di produzione che ci si salva.

L’inversione di paradigma nell’elaborazione di un sistema editoriale vincente è oggi per gli stessi editori un dovere. Nei confronti del Paese, nei confronti del giornalismo e, perché no, anche nei confronti delle loro tasche. Il contenuto è re, ricordiamolo. E oggi, più che mai, la gente compra ciò che vale. O ciò per cui vale la pena spendere qualcosa.

Accorpare le redazioni è, quindi, la soluzione? Forse è ancora troppo tardi per capirlo.

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Giovanni Villino

Giornalista professionista. Appassionato di new media e sostenitore del citizen journalism. Lavoro per Tgs, emittente televisiva regionale del gruppo editoriale Giornale di Sicilia. Dirigo Redat24.com