Il congresso Fnsi e la fortezza Bastiani

Il sindacato dei giornalisti (Fnsi), con la robusta truppa dei 312 delegati eletti, si confronta al XXVIII Congresso nazionale della Stampa italiana in programma a Levico Terme (TN) sino a domani.

Appena ho letto il titolo/tema intorno al quale verteranno i lavori sono rimasto per un attimo con lo sguardo perso nel vuoto: “L’informazione non è un algoritmo. Libertà, diritti, lavoro nell’era delle fake news“.

Spero si tratti di un titolo “provocatorio“. Perché proprio in questo titolo si trovano due concetti oggi demonizzati da una buona parte della categoria. Una parte che vuole rimanere, di fatto, sganciata da una professione che muta nel tempo e nelle modalità di lavoro. Algoritmo e fake news… #Mobbasta.

Porsi, ancora una volta, al di qua dei flussi e dei meccanismi che “regolano” l’odierno fluire di informazioni e relazioni, può fornirci una chiara idea sul perché ci siamo ridotti in questo modo. C’è una parte anacronistica, miope, che si ostina a parlare di futuro guardando al passato. Tra loro sembrano fare a gara giornalisti ed editori.

Oggi un giornalista deve conoscere e governare questi diabolici “algoritmi”. Deve saper scrivere linguaggi che finora per molti sono oscuri. I codici sono i nuovi tasselli che consentono al mosaico informazione di mostrarsi ad un pubblico sempre più ampio, più specializzato e sempre più autonomo. Un pubblico che della disintermediazione ha fatto esperienza.

Così come mi sento di aggiungere che il continuare a parlare di #fakenews puntando il dito con autorevolezza contro la massa ignorante significa portare lontano da sè il problema. Si diffondono le false notizie perché spesso contenuti autorevoli, così come approfondimenti, scenari o analisi latitano lì dove la massa si muove.

Le nuove piazze non hanno edicole a portata di mano. Le nuove piazze hanno interazioni, condivisioni, like… E lì dove c’è il lettore dobbiamo essere noi. Qualche tempo fa scrivevo in un post:

Oggi a chi è affidata la produzione di contenuti?

Un esercizio semplice è quello di ritagliare gli articoli di un giornale e dividerli in tre gruppi: notizie prodotte dalla redazione, notizie rimaneggiate dai comunicati stampa, notizie di agenzia. Prendendo una bilancia di precisione ci si potrebbe accorgere del diverso peso che l’informazione ha all’interno di un quotidiano. Dopo di ciò vale la pena chiedersi: io comprerei questo prodotto? [ne parlavo qui]

«Sui temi del lavoro, del futuro della professione, delle querele bavaglio e della libera informazione auspichiamo di poterci confrontare con il presidente Conte, il ministro Di Maio e il sottosegretario Crimi, che abbiamo formalmente invitato al Congresso della Stampa italiana. Più volte si è detto che è necessario che sindacato e governo si confrontino sui temi del precariato e del lavoro giornalistico: non c’è sede più idonea, pubblica e trasparente per parlare con la categoria di questi temi. Il premier e i ministri sono i benvenuti: il confronto è sempre salutare, anche quando le posizioni possono sembrare distanti o inconciliabili», affermano Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della FNSI.

Ben venga il parlare di lavoro, precariato, querele bavaglio… ma il presente va costruito a partire da un “sistema editoria” da rinnovare. Perché ancora c’è chi, quando il dito indica la luna, guarda il dito.

Giornalisti ed editori sembrano chiusi ormai da tempo all’interno di quella che mi sento di definire Fortezza Bastiani. Accanto a Giovanni Drogo, passano giornate intere a scrutare il deserto. Lo fanno nei convegni, nelle tavole rotonde, nei momenti di confronto sindacale, nell’assemblee di redazione. Sono tutti in attesa dell’arrivo di una soluzione o di un ennesimo nemico cui imputare le ragioni di una sconfitta annunciata.

Il Deserto dei Tartari di Dino Buzzati nacque, come spiega lo stesso scrittore, «dalla monotona routine redazionale notturna che facevo a quei tempi. Molto spesso avevo l’idea che quel tran tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita. È un sentimento comune, io penso, alla maggioranza degli uomini, soprattutto se incasellati nell’esistenza ad orario delle città. La trasposizione di questa idea in un mondo militare fantastico è stata per me quasi istintiva».

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Giovanni Villino

Giornalista professionista. Appassionato di new media e sostenitore del citizen journalism. Lavoro per Tgs, emittente televisiva regionale del gruppo editoriale Giornale di Sicilia. Dirigo Redat24.com