800A, un punto di ri-partenza per i giornalisti

Dotti, medici e sapienti – e giornalisti – in questi giorni hanno discusso, in modo più o meno disinvolto, sul tweet di risposta lasciato dal collega dell’ufficio stampa del Comune all’attuale ministro dell’Interno Matteo Salvini. Non entrerò nel merito della questione. Ci sono sedi competenti e luoghi – non virtuali – in cui è giusto parlarne, con cognizione di causa e in modo opportuno. La foga da social non aiuta nessuno. Neanche chi si trova spaesato di fronte ad un utilizzo inedito di questi nuovi media. Pensiamo, almeno per un attimo, ai post pubblicati dal ministro Salvini nell’ultimo periodo, in cui si mischia ambito personale e istituzionale. Un flusso scandito dal nostro pollice sul display del telefonino. Uno scroll del newsfeed di Facebook che tanto può raccontare di ognuno di noi.

Su Redat24.com ho sempre cercato di riportare best practice, le esperienze migliori che possono servire da guida in un luogo in cui non ci sono patenti (sic!), né maestri. Utilizzo il blog come una sorta di grande e indefinito block notes in cui appunto ciò di cui ritengo sia utile lasciare traccia. E, quindi, una riflessione sull’utilizzo dei social da parte dei giornalisti ritengo sia più che opportuna. Come già ribadito non discetterò sull’espressione volgare (“suca“). Preferisco concentrarmi su un altro aspetto. Quello della policy e quello dell’utilizzo dei social network da parte dei giornalisti.

Regole e opportunità

I social network sono oggi il luogo in cui viene messo in atto quel tanto temuto processo di disintermediazione. Quelli che un tempo erano lettori, ascoltatori o telespettatori (passivi) diventano utenti (attivi). In quanto tali sono in grado di agire e interagire. Sono messi nelle condizioni di accedere alle fonti in modo diretto. Così come possono dialogare con chi, fino a “ieri”, era l’unico tramite per accedere al mondo dell’informazione. Rudy Francesco Calvo definiva su Wired “ancora poco chiaro” il rapporto tra i giornalisti e i social media. Come si devono comportare i giornalisti sulle nuove piattaforme? Sì, perché a differenza di altre categorie professionali, il giornalista ha l’onere di mantenere autorevolezza e credibilità. Questo per la propria reputazione. Ma anche per la reputazione della testata che rappresenta. “I giornalisti – scrive Calvo – dovrebbero avere il buon senso di distinguersi, anche quando trattano di temi che non hanno a che vedere con il loro lavoro quotidiano. La credibilità si costruisce tassello dopo tassello e una sciocchezza di troppo rischia di incrinare il quadro complessivo agli occhi dei follower”. “Criticare una decisione, un’affermazione, un comportamento sulla base di motivazioni ben circostanziate fa parte del lavoro del giornalista – prosegue Calvi -. Prendere di mira qualcuno in maniera occasionale o, peggio, continuativa senza fornire spiegazioni adeguate getta un’ombra sulle ragioni che stanno effettivamente all’origine di questo comportamento. Pur senza inseguire un’utopica “neutralità” del giornalista, quest’ultimo dovrebbe stare sempre ben attento a non diventare un gufo o, al contrario, un tifoso sfegatato”. E il decalogo per l’uso consapevole dei social, e in particolare di Twitter, continua. Per chi volesse leggere integralmente l’articolo può cliccare su questo link.

Un esempio

Qualche tempo fa una brava collega, Anna Masera, si è data molto da fare su questo fronte. La Stampa, grazie proprio al lavoro di Masera, è stato uno dei primi quotidiani a dotarsi di una social media policy. Scrive Masera: “La bozza di ” social media policy” risale a gennaio 2012, quando sono stata nominata Social Media Editor a La Stampa. L’abbiamo tenuta internamente come punto di riferimento, ma su grande richiesta abbiamo deciso di pubblicarla, perchè non è certo un documento segreto ed è un lavoro “in progress” che può beneficiare del contributo di tutti, anche di chi ci legge da fuori. Quindi benvengano i vostri commenti, nel limite dell’accettabile, qui sotto: li valuterò tutti attentamente e se saranno costruttivi ne terrò conto per aggiustare il tiro e aggiornare quelle che vogliono essere delle semplici linee guida per un lavoro di squadra, nel rispetto dell’individualità di ciascuno“.  Leggere per comprendere l’importanza di un codice di comportamento da mantenere sui social, anche nell’interesse proprio, è oggi quanto mai opportuno.

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Giovanni Villino

Giornalista professionista. Appassionato di new media e sostenitore del citizen journalism. Lavoro per Tgs, emittente televisiva regionale del gruppo editoriale Giornale di Sicilia. Dirigo Redat24.com

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