Sindacato dei giornalisti, il dibattito riparte da Palermo

Sindacato dei giornalisti, Ordine, formazione e disciplina. Nell’era della disintermediazione il dibattito sul futuro degli organi di rappresentanza diventa centrale per la professione giornalistica. Oggi molte redazioni, oltre a svuotarsi, si ritrovano schiacciate tra l’incudine della crisi che investe il settore editoriale e il martello di strumenti tecnologici che favoriscono una diversa fruizione della informazione. I giornalisti si sono ritrovati all’improvviso a fare i conti con un processo ineluttabile: la disintermediazione da una parte e il sempre più vicino orizzonte della famigerata jobless society. Si cammina sull’orlo del precipizio. Avventurarsi in soluzioni o ricette anticrisi significa non avere compreso che il cambiamento – in atto – è solo all’inizio e nulla ha da spartire con annunciati cambiamenti a livello politico. Al momento ci sono solo delle prese d’atto che vanno colte.

Stabilizzati vs precari

Gli organi di rappresentanza sono, con sempre maggiore frequenza, tirati in ballo nei fugaci dibattiti di redazione o sulla Rete con appellativi quasi mai lusinghieri. Ci si confronta, infatti, con una maggioranza di attivi nella professione che vestono l’abito, ormai stretto e logoro, di freelance o co.co.co (il confine in verità tra le due tipologie è assai labile). Un abito quasi sempre imposto e difficilmente liberamente scelto. In un post che qui linkato  è possibile farsi una idea dei numeri:

…il 65,5% dei giornalisti italiani è un libero professionista, ma otto freelance su dieci dichiarano meno di diecimila euro l’anno. Su 50.674 giornalisti attivi iscritti all’Inpgi nel 2015 i giornalisti dipendenti sono 17.486 (il 34,5%) [fonte dati: Report Lsdi].

Gli stabilizzati sono sempre più relegati ad essere minoranza. Questi, ormai, puntano alla conservazione del loro posto – e visti i tempi di crisi non è cosa assai facile – e al tavolo Fieg-Fnsi il rinnovo del proprio contratto tentando di strappare con i denti al massimo una conferma del precedente Ccnl (di questo ormai si parla). Il popolo dei freelance e dei Co.co.co rivendica tanto sul fronte dei diritti e dei riconoscimenti. A causa di strumenti normativi assai carenti  così come per l’avanzare incontrollato di nuove forme di fruizione dell’informazione, spesso le istituzioni chiamate a vigilare sulla professione, su ambiti e con ruoli diversi, risultano per certi versi “fuori dal tempo”.  Diversi i tentativi di mettere insieme le diverse componenti della professione giornalistica. Anche all’interno delle redazioni si fa sempre più difficile l’inserimento della componente contrattisti/precari nel Cdr così come nelle trattative sindacali con l’azienda.

Cosa succede a Palermo…

Sabato scorso il rinnovo della segreteria provinciale dell’Assostampa di Palermo. Eletto segretario Giuseppe Rizzuto, 53 anni, redattore dal 1991 di Tgs. Con Rizzuto sono stati eletti all’unanimità dall’assemblea della sezione di Palermo anche il vice segretario pubblicista Davide Di Giorgi, freelance, e Alessandra Ferraro, che si occupa di uffici stampa e che sarà la tesoriere. Giuseppe Rizzuto è stato per cinque anni componente del Consiglio di disciplina territoriale dell‘Ordine dei giornalisti di Sicilia. Nel sindacato, per tre anni, ha ricoperto la carica di consigliere regionale. Del suo discorso è stato ripreso un passaggio che è rimbalzato velocemente sui social:

Un’affermazione forte che, seppure non nuova, in questo contesto apre ad una possibilità: sanare una ferita. “Il sindacato che fa?“, è la domanda più diffusa. Assume spesso i toni del retorico perché nel tempo questa domanda ha trovato silenzi o risposte abbozzate ma prive di concretezza.

Cosa fa il sindacato dei giornalisti per i giornalisti?

Il sindacato cosa fa per i precari? Cosa fa per i collaboratori? Il sindacato cosa fa? Di certo, dai più, il sindacato non è visto come un organo di tutela. Spesso si punta il dito contro il fatto che gli unici risultati sortiti dalla rappresentanza sindacale dei giornalisti siano stati, nel tempo, la pubblicazione di comunicati stampa di solidarietà o di attacco, così come l’annuncio di tavoli di confronto. In realtà la lontananza dagli incontri e dagli stessi tavoli rende in parte colpevoli coloro che accusano di immobilismo lo stesso sindacato, confondendo ruoli e competenze. Quante volte, per esempio, l’Ordine dei giornalisti viene chiamato in causa per problemi di tipo squisitamente sindacale e viceversa?

Il dibattito

Giuseppe Rizzuto si è assunto una responsabilità di non poco conto quando afferma di voler portare il sindacato alle persone. Un impegno che registriamo qui su Redat24. E’ una piccola rivoluzione che potrebbe di fatto ricompattare una categoria su temi assai delicati. Primo fra tutti è il futuro della professione. Futuro che non può prescindere da quella componente che oggi consente ai quotidiani di vendere, ai redattori di chiudere le pagine, che fornisce contenuti, servizi, articoli, approfondimenti, notizie insomma. Una componente invisibile che lavora tanto e guadagna poco. E che si cela nella nube dell’incertezza: ci sono freelance che si dotano di partita Iva per garantirsi un lavoro continuo e mono-committente, ci sono i collaboratori con regime di co.co.co, ci sono i precari, ci sono – non ultimi – i collaboratori con ritenuta d’acconto…

I contrat-Tristi

Oggi, oltre alla crisi dell’editoria, ci si è messo anche il Governo a rendere impossibile la vita ai giornalisti precari. Il decreto Dignità ha, di fatto, stoppato una possibilità di sopravvivenza. E così, quelli definiti contrattisti – per alcuni più correttamente precari – vengono fermati. O li si assume, o nisba. I mesi che sono resi possibili per un contratto a tempo determinato ammontano al massimo a due anni… Beh, la situazione è assai più complessa. Ma su questo tema si è animato il dibattito in rete.

Riccardo Vescovo, ex tesoriere dell’Assostampa di Palermo, scrive in un post

Buon lavoro alla nuova segreteria provinciale dell’Assostampa Palermo. Giuseppe Rizzuto, Alessandra Ferraro e Davide Di Giorgi sono tre colleghi su cui poter fare affidamento per affrontare tutti i problemi che interessano la nostra professione. Oggi durante i lavori ho chiesto la parola e sono intervenuto per invitare la nuova segreteria a seguire da vicino e con attenzione la vertenza che al Giornale di Sicilia riguarda i contrattisti, un bacino che sconta alcune debolezze come una scarsa rappresentanza e poche tutele, e che oggi è gravemente danneggiato dal decreto Dignità. La riforma ha infatti limitato i mesi di contratto anche per la nostra categoria ma solo per un errore di formulazione della legge, perché in realtà l’intento era quello di confermare una deroga ai contratti di sostituzione. A tal proposito, tramite la deputazione palermitana, ho chiesto alla commissione Senato a Roma di chiarire l’articolo contestato che al momento blocca i contratti di sostituzione dei giornalisti pur non essendo questa, ripeto, la volontà del legislatore. È solo un problema di formulazione della norma che va chiarita al più presto. Su questo punto ho molta fiducia nel sostegno del nuovo segretario Rizzuto che nel suo primo intervento ha mostrato grande apertura e sensibilità verso tutta la categoria.

A ribattere poco dopo in un commento è la collega Alessandra Turrisi

Il problema non è che vengono bloccati i contratti dal decreto Dignità, il vero problema è che in contesti come il nostro i contratti a termine, di sostituzione e così via, vengono utilizzati a vita. Perché non c’è nulla di più definitivo del provvisorio… non c’è mai stato nessuno che mi abbia detto: superato questo momento di crisi, ti stabilizziamo, mai. E non dico negli ultimi anni in cui la crisi c’è davvero. Comincio a pensare che ci sia il gusto di tenere le persone strette per il collo, pretendendo tutto e soprattutto che ringrazino per l’elemosina che ricevono. Il problema non è il decreto Dignità, che forse ha il vergognoso “merito” di avere fatto scoppiare un caso che tutti conoscono da 15 anni e nessuno ha mai pensato di risolvere…

In conclusione

Di fatto, la discussione prosegue nei commenti al post. Non entro qui nel merito. Ma voglio sottolineare che l’elezione di un segretario può essere l’inizio di una presa di coscienza collettiva in una categoria che di collettivo ha ormai ben poco. Ci sono diritti da difendere ma strumenti da conoscere. E solo così è pensabile ricominciare.

Please follow and like us:

Giovanni Villino

Giornalista professionista. Appassionato di new media e sostenitore del citizen journalism. Lavoro per Tgs, emittente televisiva regionale del gruppo editoriale Giornale di Sicilia. Dirigo Redat24.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *