Tgs, quando la tv di servizio riconquista il territorio

Disclaimer: lavoro per il gruppo editoriale del Giornale di Sicilia.
Nello specifico per la tv, la radio e la carta stampata.
Ho iniziato la mia collaborazione nel 2001. 

Ieri mattina una piacevole euforia tra il primo e il secondo piano di via Lincoln, 21. Nella redazione di Tgs, dopo la lunga maratona televisiva (10 ore di diretta) sul Festino, sono arrivati i primi riscontri: i dati Auditel. Punte oltre il dodici per cento di share, un ascolto medio altissimo e una tenuta continua degli spettatori. Per non parlare dello streaming su Facebook e attraverso le piattaforme Gds.it, Rtptv.it e facebook.com/Salvolarosaofficial. In pratica è bastato che un evento sul territorio venisse seguito con la logica di tv di servizio, senza sbavature o eccessivi protagonismi, per raccogliere un risultato più che lusinghiero. E ora?

Effetto dell’acquisizione?

Il gruppo editoriale del Giornale di Sicilia è stato acquisito lo scorso anno dalla Ses, la società editrice della Gazzetta del Sud, di Rtp e di Antenna dello Stretto. L’emittente televisiva è stato il primo media che ha sperimentato gli effetti di questa acquisizione con l’arrivo di un direttore creativo, il giornalista Salvo La Rosa. Successivamente è avvenuta la nomina del nuovo amministratore delegato, Carlo Spallanzani, che è anche alla guida della concessionaria Gds Media & Communication.

Una delle scelte prese nel nuovo corso è stata quella di raccontare il territorio a partire dagli eventi religiosi, e non solo. Lunghe dirette da Catania con la festa di Sant’Agata, poi la Pasqua a Caltanissetta con le Vare e la processione dei Misteri a Trapani. Poi la festa a Trecastagni per Sant’Alfio, San Filadelfo e San Cirino. E poi ancora l’infiorata di Noto. Infine il Festino a Palermo. Partner tecnico Videobank che ha garantito una copertura mediatica con strumentazioni all’avanguardia.

Questi eventi sono state piccole bandierine piantate sul territorio. Delle finestre lasciate socchiuse. Tgs ha dato spazio e voce a luoghi lontani chilometri da Palermo ma che costituiscono parte di quell’Isola contenuta nel marchio della stessa emittente. Cosa dovrà passare adesso da queste finestre?

Il brand “Salvo La Rosa”

Salvo La Rosa

Attorno al successo o all’insuccesso di un determinato format, spesso il dibattito si concentra su un fattore: il brand. Quel determinato programma funziona perché va in onda su questo canale piuttosto che su un altro. In parte questo ragionamento ha un suo fondamento di verità. Nella fattispecie Tgs, Telegiornale di Sicilia, è una emittente che negli anni ha saputo radicarsi sul territorio. Da sempre vista come la tv dei palermitani. L’adagio “se lo dice Tgs è vero” ha attraversato, trasversalmente, diverse generazioni.

Tuttavia oggi, con l’avvento del web e dei social, brand diventano anche i singoli professionisti che operano nel campo del giornalismo e della comunicazione. In Sicilia, con un “lieve” ritardo rispetto al resto del mondo, si vanno affermando volti che diventano punti di riferimento. E così si può frequentemente assistere ad un fenomeno: il giornalista sui social “si emancipa” dal brand dell’azienda per cui lavora divenendo sponsor di se stesso. Un percorso inevitabile. Salvo La Rosa è oggi un ottimo interprete degli umori di buona parte dei siciliani. Questo anche perché ha saputo costruire un rapporto intenso e continuo con la sua community.

Solo sporadici fuochi d’artificio?

I dati Auditel hanno dimostrato che la tv locale può far segnare importanti risultati. Questo senza trascurare il web con tutte le sue evoluzioni. L’uno non esclude l’altro. Ma la tv deve essere del territorio e nel territorio. Di servizio, insomma. Solo così è possibile immaginare un percorso di fidelizzazione del telespettatore medio. Telespettatore che ama anche legarsi a volti specifici che possano garantire lui autorevolezza e professionalità, e perché no, destare anche fiducia e simpatia.

I tempi stanno cambiando. Ed è bene farsi trovare pronti alle nuove sfide dell’informazione e dell’infotainment. Altrimenti il rischio è quello di lasciare stupito il telespettatore davanti ad un boom di ascolti, alla bellezza della luce scaturita da un programma ben fatto… per poi abbandonarlo al buio di una programmazione distante dai bisogni e dalle richieste. Un po’ come un fuoco d’artificio.

The show must go on…

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Giovanni Villino

Giornalista professionista. Appassionato di new media e sostenitore del citizen journalism. Lavoro per Tgs, emittente televisiva regionale del gruppo editoriale Giornale di Sicilia. Dirigo Redat24.com

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