I giornali cambiano pelle, i lettori invece…

Apriamo con una citazione: “Creatività significa semplicemente collegare cose. Quando chiedi a persone creative come hanno fatto qualcosa, si sentono quasi in colpa perché non l’hanno fatto realmente, hanno solo visto qualcosa e, dopo un po’, tutto gli è sembrato chiaro. Questo perché sono stati capaci di collegare le esperienze vissute e sintetizzarle in nuove cose“. Parola di Steve Jobs. Ed effettivamente torto non ha. Oggi la creatività è un terreno insidioso per i giornali che devono camminare sul sottilissimo filo di lana dell’equilibrio di cassa. Spingersi oltre per osare o investire (le due cose alle volte coincidono) significa poter andare incontro a ridimensionamenti forzati o forzosi.

Eppure oggi il dover cambiare è dettato da un percorso di necessità piuttosto che di virtù. Un obbligo per quegli stessi numeri che ormai non consentono più alle grandi e medie imprese editoriali di avere quella sostenibilità in grado di mantenere lo stesso corpo giornalistico. O si fa qualcosa, o si chiude. C’è, quindi, chi attraverso operazioni di fusione, acquisizioni… affianca alle ormai “inquietanti” sinergie, alle economie di scala e a tutte le forme di razionalizzazione dei costi, apporta anche delle modifiche ai prodotti editoriali.

Il Gruppo editoriale Gedi ha lavorato alla riforma grafica dei quotidiani locali del gruppo “Gedi News Network”:

  1. Secolo XIX
  2. Tirreno
  3. Messaggero Veneto
  4. Piccolo
  5. Mattino di Padova
  6. Nuova Venezia
  7. Tribuna di Treviso
  8. Corriere delle Alpi
  9. Gazzetta di Mantova
  10. Gazzetta di Modena
  11. Gazzetta di Reggio
  12. Nuova Ferrara
  13. Provincia Pavese
  14. Sentinella del Canavese

Questi giornali da giovedì scorso si presentano in edicola rinnovati sia nel layout che nello sfoglio, seguendo di fatto quanto già avviato da La Stampa, che dei giornali GNN è il capofila.

“Il lavoro di restyling – spiegano da Gedi – si è concentrato da un lato sul desiderio di garantire migliore leggibilità e più chiarezza, con l’adozione di un corpo del testo più grande e di titoli più discorsivi, e dall’altro sulla volontà di tenere insieme in modo armonico sia la cronaca locale, sia materiali di riflessione, punti di vista e analisi a cura di un maggior numero di firme prestigiose, grazie alla collaborazione sinergica con La Stampa. Un’impaginazione più simmetrica e un’organizzazione degli spazi più razionale permetteranno al lettore di riconoscere la gerarchia delle notizie e orientarsi in prima pagina e nelle sezioni interne del giornale, grazie anche ad aree tematiche distinte per colore: azzurro per la cronaca, fucsia per cultura, spettacoli e società, verde per lo sport. Le fotografie, infine, non saranno più semplice corredo alle notizie, ma tratto informativo della scrittura tramite la valorizzazione di immagini d’autore e di qualità”.

Anche Repubblica ha cambiato veste qualche tempo fa. Una scelta che ha visto contrapporsi pareri e valutazioni.

C’è chi imputa a griglie e caratteri il successo o l’insuccesso di un prodotto editoriale. Ma stanno così le cose? Probabilmente nì. Se da un lato, infatti, certe derive grafiche (pensiamo alle foto allargate all’inverosimile che hanno infastidito alcuni lettori che preferivano colonne cariche del nero d’inchiostro dei caratteri) hanno indebolito i quotidiani, dall’altro lato ci sono scelte sempre più difficili che devono essere prese dai direttori dei quotidiani, a partire dai contenuti. Il giornale “di carta” deve essere approfondimento, e su questo non si discute. La tempestività e la possibilità di apportare modifiche alle notizie di cui dispone il web come peculiarità non può avere un valido competitor tra i media. A partire dal fatto che gli smartphone sono ormai il canale principe di approvvigionamento nell’oceano digitale. Un device che portiamo sempre con noi ed è quasi sempre connesso.

Il vicedirettore del Giornale di Sicilia, Marco Romano, in un post su Facebook rifletteva su questo aspetto:

Leggo ogni giorno frotte di analisti, esperti, studiosi, scienziati, luminari, profeti e stregoni che discettano sul futuro della carta stampata e sul come e perché questa vivrà o morirà. Loro sì che hanno capito tutto. Loro sì che hanno la ricetta giusta. Insomma, gli unici a non capire come si dovrebbe fare un giornale per tenerlo in vita sono quegli idioti, incapaci e trogloditi dei direttori dei giornali stessi…

Il fastidio in parte ci sta. Chi insegna spesso non fa. Ma forse ci sono alcuni che più di altri possono parlare. Sono analisti, esperti, studiosi, scienziati, luminari, profeti e stregoni ma sono nello stesso tempo i clienti del giornale: i lettori. Questi, sono cambiati nel tempo?

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Giovanni Villino

Giornalista professionista. Appassionato di new media e sostenitore del citizen journalism. Lavoro per Tgs, emittente televisiva regionale del gruppo editoriale Giornale di Sicilia. Dirigo Redat24.com

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