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Assolto giornalista pubblicista che non rivelò la fonte


Un altro giornalista pubblicista si è visto riconoscere da un giudice siciliano il diritto di avvalersi del segreto professionale, che il codice di procedura penale riserva ai professionisti. Il Tribunale di Trapani, in composizione monocratica, ha assolto, con la formula perché il fatto non costituisce reato, Marco Bova, collaboratore del Fatto Quotidiano, che si era rifiutato di rivelare la fonte di un'informazione utilizzata per scrivere un articolo, invocando la prerogativa riconosciuta ai giornalisti iscritti all'Ordine. Cosa già avvenuta per i colleghi Josè Trovato e Giulia Martorana, anche loro pubblicisti all'epoca in cui non vollero rivelare una fonte, recentemente assolti da un'accusa analoga, dalla Corte d'appello di Caltanissetta.
Davanti al giudice Piero Grillo, Bova è stato assistito dagli avvocati Nino Caleca e Roberto Mangano, che collaborano con l'Ordine dei giornalisti di Sicilia, nel supportare i cronisti destinatari di querele o indagati per violazione del segreto delle indagini, e dall'avvocato Maurizio Miceli. Fra i testimoni della difesa, nel processo Bova, è stato sentito lo stesso presidente dell'Ordine, Riccardo Arena, e i legali hanno invocato l'applicazione delle norme e della giurisprudenza europea.
"La sentenza che ha scagionato Marco è anch'essa storica - ha commentato Arena - come già lo era stata la pronuncia favorevole a Josè e Giulia. Si tratta di un altro importantissimo passo avanti nella tutela dei giornalisti e delle loro fonti, quindi, in ultima analisi, nella tutela della democrazia in questo Paese. Continueremo a sostenere l'equiparazione tra professionisti e pubblicisti, in questo e in altri campi, come abbiamo sempre fatto, a dispetto di coloro che, per discutibili fini di potere, puntano a dividere, piuttosto che unire gli iscritti all'Ordine".
Il Gruppo siciliano dell’Unci accoglie con grande soddisfazione la decisione del tribunale di Trapani che ha riconosciuto al giornalista pubblicista Marco Bova, collaboratore del Fatto Quotidiano il diritto di avvalersi del segreto professionale. "Siamo di fronte a due sentenze storiche - ha detto Andrea Tuttoilmondo, presidente regionale dell’Unci -. A Trapani come a Caltanissetta è stata sancita giuridicamente l’equiparazione tra professionisti e pubblicisti, relativamente al loro rapporto con le fonti. Superando di fatto una discriminazione inaccettabile per tutti quei cronisti che, a prescindere dall’elenco di appartenenza, svolgono seriamente e con coscienza il proprio dovere".
Per il Vice-Presidente nazionale dell’Unci, Leone Zingales, "la nuova assoluzione per un giornalista pubblicista che non ha rivelato la fonte, segna un ulteriore passaggio nel percorso che vede l’Unione cronisti impegnata da tempo in una forte e decisa battaglia di civiltà a difesa della libertà di stampa. L’obiettivo è quello di estendere ai pubblicisti il diritto di opporre il segreto professionale a proposito dell’identità delle fonti fiduciarie".

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