Redat24: Giornalismo, nuove redazioni e modelli vincenti

martedì 26 luglio 2016

Giornalismo, nuove redazioni
e modelli vincenti


"Tre premi Pulitzer vinti in soli otto anni di attività (di cui il primo Pulitzer della storia per un articolo pubblicato online), 50 giornalisti su 63 dipendenti e tre redazioni negli Stati Uniti (oltre alla redazione centrale a New York una in California e a Washington D.C. per il politico)".
Sono i numeri che sciorina Francesco Giubilei nell'articolo pubblicato su Linkiesta dal titolo "Il futuro del giornalismo è no profit". Si parla di ProPublica. Una realtà nata nel 2008 grazie ad una ingente donazione: 10 milioni di dollari per tre anni. In poco tempo sono riusciti a sviluppare un progetto che realizza il 75 per cento degli introiti dalle attività giornalistiche e solo il 25 per cento dalle donazioni

ProPublica vende contenuti a quotidiani e giornalisti. C'è un "data team" che lavora alla ricerca di dati inediti. "Se gli introiti principali derivano dalla vendita di dati - scrive Giubilei -, spesso i giornali tradizionali acquistano articoli che sono pubblicati contemporaneamente sul cartaceo e online su Propublica".

Ma ProPublica è un esempio. Realtà simili, almeno per modello di business, ci sono anche nel vecchio continente. Resta aperto un interrogativo: è opportuno affidarsi a service esterni per la creazione di contenuti, anche di qualità?

Ritengo che la parola d'ordine per una redazione sia oggi "ristrutturarsi": nei ruoli, nelle competenze, nel lavoro. Un team di professionisti potrebbe produrre contenuti di qualità. Un lavoro accurato, sostenuto dall'autorevolezza della testata ma soprattutto da una redazione in grado di rispondere ad esigenze di mercato assai diverse. 

Oggi grazie ad esempi come La Stampa e il Corriere della sera, almeno in Italia, è possibile immaginare una newsroom innovativa che vada al di là dei tradizionali orari di produzione. Che segua flussi digitali e garantisca le necessità analogiche dell'informazione tradizionale. Una sfida, insomma.

In questo meccanismo c'è una generazione, quella dei freelance e precari - con alte competenze e specializzazioni - oggi tenuta ai margini del circuito produttivo. Una generazione che potrebbe costituire la chiave di volta per una nuova struttura editoriale. Occorre sapere scommettere e rimettere in discussione "vecchi" concetti e preconcetti. Altrimenti qualsiasi futuro, per la stessa editoria, sarà soltanto anteriore.

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