Redat24: Innocenti evasioni Nell'estate del 1986

venerdì 4 settembre 2015

Innocenti evasioni
Nell'estate del 1986

INNOCENTI EVASIONI*


Nell’estate del 1986, a Palermo, si continuava a parlare di Chernobyl e dei danni, potenziali e reali, del disastro nucleare. Si temeva che la famigerata nube radioattiva che si era levata dalla centrale nucleare in Ucraina potesse arrivare anche in Sicilia. 
Un bel giorno mia madre decise di spostare tutte le piante che avevamo in terrazza sotto una tettoia. Al centro fu lasciato solamente un vaso: un rampicante appena germogliato. Doveva essere una sorta di cartina tornasole: dalla sua vita e dalla sua evoluzione si sarebbe potuto/dovuto comprendere un’eventuale contaminazione. 
Ricordo che quando, all’inizio dell’estate, quella pianticella morì, mia madre si convinse che era stata colpa di quella nube. Io ho attribuito il decesso alla solitudine di quel povero rampicante…
Nell’estate del 1986, sempre a Palermo, un altro argomento era al centro delle discussioni di famiglia: il maxiprocesso. Ovvero la famigerata “mafia”. Una parola che fino a qualche decennio prima era tabù. Quando chiedevo chi erano i mafiosi spesso mi veniva detto: “Gente inutile”. Poche parole ma efficaci. 
E di quel maxiprocesso se ne parlava anche a scuola. “Qualcosa sta cambiando”, ci veniva detto. Lo sentivo ripetere anche durante i pranzi domenicali a casa dei nonni, quando tutta la famiglia (quella anagrafica, s’intende) si riuniva sotto lo stesso tetto. Vedevamo attraverso un Telefunken a colori le immagini dell’aula bunker: tante persone dietro le sbarre. Non so dirvi perché, ma respiravo un’atmosfera mista di felicità e tensione. Era come se, finalmente, qualcuno fosse riuscito a prendere i cattivi e li avesse messo in gabbia (al banco degli imputati c’era Cosa nostra: oltre 400 persone, mica roba da poco). Ma allo stesso tempo c’era il timore che qualcun’altro rimasto fuori potesse fare ancora del male.
Nell'estate del 1986 feci i conti con la pertosse e Monte Pellegrino mi aiutò a guarire.

* rubrica senza alcuna periodicità su stati d'animo e ricordi a cura di Giovanni Villino

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